Calcio: a meno di 6 ore dall’esordio della Viola a San Siro “Coppins” Coppini dice la sua…

Calcio- Meno di 6 ore dall’esordio della Viola a San Siro…

IL PUNTO (e qualche virgola!) Analisi semiseria delle cose viola
LA RIVOLUZIONE DEL ’17

di Alessandro “Coppins” Coppini

Firenze- Bisogna andare nella Russia di 100 anni anni fa per trovare un cambiamento così radicale come quello di questa estate viola. A dire il vero il primo sconvolgimento risale alla tarda primavera, con la messa in vendita della società. Il “popolo dei lenzuoli”, con frasi spesso offensive, ha definitivamente trasformato la ditta (per loro) “Fratelli BRACCINI” in quella “Fratelli BRACCINI & BRONCIONI”: che, permalosissimi, si sono offesi mettendo in vendita la società. E, non ottenendo offerte , si prendono una rivincita dimostrando che nessuno ci vuole. In realtà, finora, il vero cambiamento è la loro scomparsa dalle scene, vedremo quanto duratura e definitiva. Chissà però se è un male: tutti abbiamo sempre detto che la Proprietà doveva essere più vicina a squadra e città, ma se questa vicinanza deve essere costellata di strafalcioni comunicativi o essere fonte di tensioni, forse è meglio che qui ci stiano i manager. Che poi (almeno per visibilità pubblica) sono Antognoni e Corvino. L’Unico 10 è arrivato troppo tardi ma sta già recuperando il tempo perso. Forse potrebbe essere stato anche l’ispiratore di alcuni degli acquisti fatti. E qui entra in gioco l’altro protagonista dell’estate, il tanto criticato Corvino. Che ha letteralmente smembrato il gruppo del campionato scorso: via sette titolari. Chiaro che un cambiamento andasse fatto: la squadra era arrivata ottava e aveva soprattutto creato malumori con alcune prestazioni ben sotto la decenza. Il cambio dell’allenatore era scontato e Pioli è probabilmente il migliore (grazie a concretezza, conoscenza dell’ambiente, semplicità calcistica) per affrontare questa trasformazione. Per quanto riguarda i giocatori, su una parte delle vendite c’è poco da discutere per quanto le stesse siano state logiche o inevitabili: Gonzalo, Borja Valero e Ilicic rappresentavano una “vecchia guardia” che stava diventando una “guardia vecchia”. Per chi scrive lo sloveno può ancora far bene, ma ha bisogno di una fiducia che qui non aveva più. Vecino era forse un giocatore da tenere, ma 24 milioni son tanti e con quelli il Corvo ha acquistato Benassi, Pezzella e Biraghi. Salcedo, Milic, Disk, De Maio, cessioni obbligate e ammissione di errori, quella di Tata inevitabile per dar spazio a Sportiello. Le due partenze più discusse quelle di Bernardeschi e Kalinic. Ma nessuno dei due voleva restare e sappiamo che ormai questo è decisivo. Ha dato molta noia il modo, con due osceni certificati medici che sembrano da denuncia all’Ordine Professionale. Difficile evitare queste pantomime, forse ogni tanto bisognerebbe avere il coraggio di Lotito. Oppure promuovere la richiesta del saggio Antognoni (ancora lui) che alla domanda di come potrebbe migliorare il nostro calcio ha tra l’altro citato la chiusura del mercato al 31 luglio. Certe manfrine ci sarebbero lo stesso ma almeno durerebbero di meno. E così dopo la rivoluzione del ’17, Firenze ha una squadra nuova di zecca. Il modo per costruirla poteva essere diverso: visti i tanti milioni incassati ci si poteva aspettare qualche calciatore importante (anche se la sensazione è che un colpo possa ancora arrivare) ma Andrea e Diego da questo orecchio non ci sentono. Anche i più critici nei confronti della Società dovranno tuttavia ammettere che almeno due promesse son state mantenute: squadra giovane (la più giovane della serie A) e con più italianai (potrebbero essere a volte sei in campo contemporaneamente). Promesse (in qualche caso scommesse) lo sono anche molti dei nuovi. Benassi e Pezzella sembrano già pronti, mentre per un motivo o per l’altro Hugo, Veretout, Eysseric, Gil Dias, Gaspar saranno valutabili solo dopo un periodo di ambientamento. La coppia in grado di riaccendere l’entusiasmo può essere quella costituita da Chiesa e Simeone, un figlio d’arte che ha il difficile compito di confermarsi e un suggestivo “nove argentino” sotto la Torre di Maratona. La speranza/sensazione di chi scrive è che questa possa assomigliare alla Fiorentina Ye- Ye degli anni 60. Perché tutto vada bene c’è però bisogno di qualcosa che da queste parti (ma nel calcio in generale) è merce rara: la pazienza. E che, come il coraggio per Don Abbondio “…uno non se la può dare”!

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