Fiorentina, mediocrità al potere. Pioli non può essere in discussione in una società senza obiettivi

Con una proprietà attenta e attaccata al risultato sportivo si potrebbe parlare di uno Stefano Pioli in bilico dopo la sconfitta contro la Juventus, non tanto per il risultato in sé quanto per la totale mancanza di personalità e di coraggio del tecnico e della squadra in generale.

La Fiorentina gioca sempre allo stesso modo (quindi male) contro chiunque che si chiamino Frosinone o Juventus la prestazione della squadra viola è sempre la stessa. Disarmante, perché significa che più di questo la squadra non può fare. Ma è davvero così? Una squadra che manda puntualmente più di 10 giocatori in Nazionale può stare all’undicesimo posto in Serie A? La risposta è evidente a tutti, NO!

Allora che succede alla Fiorentina? Semplice, la mediocrità regna sovrana, abbassare i toni e contemporaneamente l’asticella è diventato uno stile di lavoro imbarazzante di una proprietà che nel silenzio generale ha abbattuto le ambizioni di tutto un popolo. Quindi è chiaro che con una proprietà che tende verso il basso un allenatore che non vince dal 30 settembre certamente non si può sentire a rischio, e infatti non lo è. Ingiusto anche dare la colpa ai giocatori in sé, perché questa squadra è stata volutamente costruita così da una società attenta soprattutto ai propri interessi che a quelli della squadra e dell’allenatore. “E’ una squadra giovane serve pazienza” ci dicono. Siamo arrivati alla quattordicesima giornata e non si vedono segnali di crescita da parte della squadra.

Si parla della gara contro il Sassuolo come ultima spiaggia, ma per cosa? L’Europa francamente sembra essere questione di altre squadre, guardarsi dietro non è neanche da prendere in considerazione visto la pochezza delle squadre che sono nelle ultime posizioni in Serie A.

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