La resistenza della memoria calcistica/Piccole note a margine

Federico Chiesa, il simbolo di questa Fiorentina giovane e inesperta, ieri ha compiuto 21 anni e noi gli facciamo gli auguri. Simbolo, bandiera, parole che stanno scomparendo nel dorato mondo del calcio dove tutti i giocatori cambiano maglia al ritmo incessante di una slot machine.

I Giancarlo Antognoni non ci sono più. Che cosa ci resta, allora, per legarci indissolubilmente alla nostra squadra di calcio? Dove siamo nati. Lo stadio dove siamo stati da bambini. Poi?

La stessa squadra strisciata di bianco e nero vince sempre e allora viene a scomparire la meraviglia del trionfo inatteso. Sono appunto passati 50 anni dal secondo e ultimo scudetto della nostra Fiorentina. Avremo la gioia di esultare ancora una volta tutti insieme al Piazzale Michelangelo?

Oramai, ci lasciano le briciole. I trofei sono delle chimere e la Coppa Italia diventa l’unico miraggio perlomeno accessibile alla nostra fantasia all’inizio della stagione calcistica. I migliori calciatori ci lasciano. Come un giorno farà lui, il giovin Chiesa.

La cosa più triste è che lo diamo per scontato. Come sappiamo già chi vincerà lo scudetto. E allora, che senso ha questo circo pallonaro che ancora ci porta allo Stadio?

Domani sera alle 20.30 la Fiorentina giocherà a Torino contro i fratelli granata. Sì, proprio così, perché nel calcio i gemellaggi resistono ancora, fanno forza comune contro il più potente, si riuniscono sotto l’egida di un nume tutelare in questo caso “Giancarlo Antognoni, il Giglio nel cuore”, così si intitola la mostra dedicata nel pomeriggio dal Museo del Grande Torino al’attuale dirigente ma, per sempre, numero 10 e capitano viola.

La memoria calcistica, dunque, in attesa di un miglior presente.

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